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lunedì 29 settembre 2014

Come risolvere la disoccupazione in Italia senza ledere diritti e salari dei lavoratori.


Lavorare meno lavorare tutti mantenendo il reddito invariato.

  • Per risolvere la disoccupazione in Italia (12.6%) è sufficiente lavorare 1h al giorno in meno, integrando i redditi dei lavoratori ed assumendo 500 mila dipendenti pubblici, con una manovra economica da 70 miliardi di euro.

Secondo le statistiche ISTAT, in Italia ci sono 22 milioni e 360 mila occupati, mentre il tasso di disoccupazione ufficiale si attesta al 12,6%, che equivale a 3 milioni e 220 mila persone.

Purtroppo il dato è aumentato sensibilmente negli ultimi anni a causa della crisi e delle scellerate politiche economiche di rigore imposte dall'Europa.

Le misure adottate dal governo italiano anziché risolvere il problema, lo stanno ulteriormente aggravando.

La tipica ricetta proposta da economisti e politici ortodossi per cercare di ridurre l'incidenza dei disoccupati, è da sempre quella di spingere sulla crescita economica.

Aumentare il PIL infatti, significa incrementare produzione e consumo di beni e servizi, che portano a nuova forza lavoro da impiegare.

Ultimamente però, va di moda affermare che per riottenere il diritto alla sopravvivenza mediante la costrizione al lavoro subordinato, sia necessario ridurre i diritti dei lavoratori.

Si parla sempre più spesso di abolizione di articoli che permettono il reintegro per licenziamento per giusta causa (art 18), o di contratti a tutele crescenti.

Come se i diritti debbano essere “conquistanti”, anziché spettare ai lavoratori esclusivamente in quanto esseri umani.

Non si capisce poi, come possa una misura che evita il reintegro per giusta causa, impedire ad un imprenditore di assumere:

se avesse realmente necessità di aumentare i dipendenti, perché dovrebbe temere il reintegro di un lavoratore licenziato per giusta causa? 

lunedì 15 settembre 2014

Qual è lo scopo della nostra società?


La necessità di un piano per l'umanità.


Nel nostro strano Mondo, viene concesso ad una minoranza di personaggi, noti con il termine di capitalisti, di detenere capitali e mezzi di produzione.

Avvalendosi del fatto che gli esseri umani hanno dei bisogni da soddisfare, naturali o indotti che siano, questi individui realizzano strutture dove producono beni e forniscono servizi mediante la collaborazione forzosa dei propri simili ad essi subordinati, facilmente ottenuta grazie alla potente azione coercitiva d'un ricatto socio-economico.

Il capitalista decide cosa, come e quanto produrre sulla base del mercato, inseguendo l'onda più alta nell'oceano delle possibilità di remunerazione.

Il sistema che ne scaturisce non è organizzato per soddisfare le reali esigenze di tutti gli esseri umani, perché il vero scopo dell'agire è ricavare profitto.

Così facendo, però, se sfamare o curare i poveri non dovesse rivelarsi remunerativo, i poveri moriranno a causa della fame e delle malattie; se produrre sigarette è più redditizio di costruire scuole e strutture sanitarie nei paesi del terzo mondo, i capitalisti preferiranno investire per produrre sigarette; se commercializzare cibo spazzatura permette di realizzare un maggior profitto, la qualità alimentare sarà sacrificata e gli esseri umani si nutriranno in modo dannoso per il loro organismo, con la gran gioia delle multinazionali che potranno vendere un maggior numero di medicinali.

Le distorsioni derivanti da questo approccio appaiono già del tutto evidenti.

venerdì 12 settembre 2014

Automazione, lavoro, disoccupazione, abbondanza e libertà.


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.

È possibile al contempo: minimizzare il lavoro umano, garantire la piena occupazione e riuscire ad assicurare l'accesso a beni e servizi di elevata qualità a tutti gli esseri umani?

Per cercare di rispondere a questo domanda, è indispensabile riflettere su di una questione preliminare inerente l'ambito lavorativo: 

perché nonostante i moderni apparati tecnologici lavoriamo ancora così tanto?

Se ci pensiamo, possiamo individuare facilmente alcuni punti di criticità:

domenica 7 settembre 2014

La grande domanda, di Peter Joseph


La grande domanda: squilibrio ambientale e conflitto dei valori


La società umana oggi ha due sistemi economici diametralmente opposti. Uno è il modello economico del mercato monetario imposto dalla tradizione, l'altro è una struttura di regole fisiche che emerge dalla crescente conoscenza scientifica dalla realtà, sia a livello ambientale che sociologico. Le conseguenze dell'adozione del primo sistema, sono il sempre crescente livello di destabilizzazione sociale e il continuo declino della salute pubblica. Questo intervento è diviso in due sezioni la prima parte si chiama scontro tra sistemi: efficienza di mercato contro efficienza tecnica. La seconda parte conflitto dei valori: potenziale sociale, collasso e transizione. Cosa siamo capaci di fare? Che cosa ci aspetta se non lo facciamo? Come possiamo uscire da questo sistema? Prima di iniziare con la prima parte, parliamo di economia. Cos'è l'economia? In greco è definita come la gestione del patrimonio, una definizione che viene troppo spesso dimenticata. Economizzare, che cosa significa? Significa aumentare l'efficienza, tenetelo a mente, ridurre lo spreco. Ecco cosa dovrebbe essere economia. Mi spiego meglio. Useremo due concetti durante questa presentazione. Il primo è la nozione teorica di un'economia della terra, che significa basare le decisioni direttamente sulle conoscenze scientifiche, in relazione con la gestione ottimizzata dell'ambiente e della salute umana. Produzione e distribuzione sono regolate dall'approccio tecnico più efficiente e sostenibile conosciuto al momento. Il secondo, a confronto, è l'attuale economia di mercato, dove le decisioni sono basate su azioni umane indipendenti, mediante dal veicolo dello scambio monetario, regolato dalle pressioni della domanda e dell'offerta. La produzione e la distribuzione sono rese possibili dall'acquisto e dalla vendita di lavoro e fornitura dei materiali, da motivazioni personali o di gruppo, l'interesse personale, in quanto tributi principali che ne dettano il funzionamento.

lunedì 1 settembre 2014

Libri di testo gratis per tutti? Con gli ebook si può!

Una semplice proposta per rendere disponibili gratuitamente i libri di testo attraverso la tecnologia.


Con l'avvicinarsi dell'inizio del nuovo anno scolastico ritorna puntuale il problema del caro-libri.

Il fenomeno è imputabile all'elevato costo d'acquisto dei testi necessari per frequentare la scuola dell'obbligo.

Si parla di una spesa media che oscilla tra i 300 e i 350 euro che, a seconda della scuola e del livello di istruzione, può variare sensibilmente fino al picco massimo di circa 750€ della classe primo liceo classico.

Un costo notevole, che incide sui bilanci di numerose famiglie italiane già duramente colpite dagli effetti della crisi economica dell'Euro-zona.

Eppure da qualche anno a questa parte, la tecnologia offre una strepitosa possibilità: quella di poter fornire agli studenti di tutti i livelli della scuola dell'obbligo (e non solo) l'accesso gratuito ai libri di testo di cui necessitano per lo studio. Come? Attraverso l'utilizzo degli ebook.