Il sapere degli Antichi Greci è disponibile sia in formato cartaceo che digitale, anche in download gratuito.

martedì 28 giugno 2016

Lavorate di meno e vivete la vita: darete il via ad una grande rivoluzione sociale.


Licenziatevi, se potete! Vendete il vendibile, riducete al minimo le spese, comprate un pezzo di terra, mettete da parte una somma di denaro che vi consenta di vivere e lasciate al più presto il mondo del lavoro.

E se proprio non potete fare a meno del reddito derivante dalla vostra quotidiana schiavitù, chiedete un part-time.

Quando sarete vecchi o malati, e realizzerete di non avere più tempo o forze per vivere la vita, rimpiangerete amaramente di aver sprecato la maggior parte del vostro tempo per il lavoro.

E purtroppo non ci sarà più niente da fare, se non consigliare agli altri di non ripetere il vostro errore.

Solo allora, forse, comprenderete che sarebbe stato decisamente meglio vivere liberi e felici, piuttosto di ridurvi ad essere degli insignificanti e sostituibili schiavi al servizio del capitale...

mercoledì 22 giugno 2016

John Nash e la dimostrazione della non esistenza di Dio.


L'argomento che segue ha una pura valenza didattica. Il ragionamento contiene un errore: siete in grado d'individuarlo e spiegare perché la dimostrazione non può essere considerata valida?


Introduzione alla dimostrazione.

In un'intervista il matematico John Nash, vincitore del premio Nobel per l'economia 1994 e del premio Abel 2015, sostenne che: «Le varie religioni sono logicamente incompatibili fra loro, dunque non possono essere tutte vere». 

In effetti, analizzando l'insieme formato dalle $\mathcal{m}$ religioni concepite nella storia dell'umanità e raggruppando quelle compatibili fra loro, si può ottenere un nuovo insieme ridotto composto da $\mathcal{n}$ religioni, distinte ed incompatibili, che insinuano al contempo di essere vere.

Ma dalla loro incompatibilità consegue che al più solo una di esse può essere vera o, se preferite, che almeno $\mathcal{n-1}$ di esse sono necessariamente false.

Ispirandomi a queste considerazioni, ritengo di aver formulato una dimostrazione logico-matematica dell'inesistenza di Dio...

sabato 18 giugno 2016

È morto Vittorio Merloni, convinto sostenitore dell'abolizione della scala mobile.


Oggi è morto un celebre sfruttatore italiano: Vittorio Merloni, il «re degli elettrodomestici italiani».

Presidente di Confindustria dal 1980 al 1984, fu uno dei sostenitori dell'abolizione della scala mobile, ovvero di quel giusto e doveroso meccanismo che adegua automaticamente gli stipendi al costo della vita.

Le sue parole a proposito furono inequivocabili: «sono convinto che questo meccanismo perverso vada abolito».

L'unico ad opporsi al provvedimento fu il PCI di Enrico Berlinguer che propose un referendum abrogativo. La consultazione si tenne il 9 e 10 giugno 1985. 

La maggioranza votò NO all'abrogazione, cioè contro gli interessi dei lavoratori subordinati, nonostante quest'ultimi rappresentassero la maggioranza della popolazione. 

Così facendo il popolo sfruttato legittimò le scelte dell'élite degli sfruttatori.

Se tutto ciò vi sembra paradossale, dovete sapere che, per i suoi 70 anni, Merloni ricevette in regalo dai suoi 20 mila schiavi la Rossa con cui Michael Schumacher vinse il mondiale di Formula 1 nel 2002.

Morale della favola: gli schiavi non sono tali perché esistono gli sfruttatori, ma perché vogliono continuare ad essere schiavi.

Profondo disprezzo per tutti gli sfruttatori, ma anche per tutti quegli schiavi che con la loro complicità contribuiscono al mantenimento in essere del sistema capitalistico. 

Continuate a idolatrare la peggior feccia della società, a curare gli interessi dell'élite e a godere del vostro sfruttamento: se è questo il mondo che vi piace, io non voglio farne parte, io non sarò complice della vostra insana follia.

Mirco Mariucci

Fonti:

lunedì 13 giugno 2016

L'etica secondo Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Le teorie etiche possono essere suddivise in due classi, a seconda che considerino la virtù come un fine in sé o come un mezzo da impiegare per raggiungere degli altri fini.

L'etica di Aristotele appartiene al secondo di questi insiemi; egli ritiene che lo scopo non sia essere virtuosi ma impiegare le virtù per raggiungere un certo “bene sommo” che viene considerato come un fine in sé.

Ciò che un uomo fa, sia un'arte, una ricerca, un'azione o una scelta, è sempre compiuto in vista di un fine che appare buono e desiderabile agli occhi di chi decide di attuare le proprie azioni.

La ricchezza, il potere, il piacere e la salute, possono essere considerati anche come dei fini in sé, ma solitamente chi ricerca queste condizioni lo fa in vista di un fine ad essi superiore.

Ad esempio, la ricchezza si può desiderare per la soddisfazione ed i piaceri che si pensa possa dare, ma a loro volta soddisfazione e piacere sono ricercati in vista di qualcos'altro.

I fini sono diversi e molteplici, così come lo sono i mezzi per raggiungerli, ma ci dev'essere un fine supremo che è desiderato per se stesso e non più in vista di un fine ulteriore. 

Soltanto un simile fine può essere considerato il bene sommo, dal quale tutti gli altri beni dipendono.

Aristotele non nutre alcun dubbio: questo fine ultimo, che tutti perseguono, è la felicità.

venerdì 3 giugno 2016

La Politica di Aristotele: Stato, famiglia e schiavitù.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tre su tutti sono gli elementi sui quali ci si deve concentrare se si vuole comprendere la Politica di Aristotele: lo Stato, la famiglia e la schiavitù.

Cominciamo con lo Stato. Così come sostenuto da Platone, anche per Aristotele l'uomo di per sé non è un essere totalmente autosufficiente. 

Un essere umano isolato dagli altri probabilmente non riuscirebbe neppure a sopravvivere, e pur ammettendo che ci riesca, di certo non riuscirebbe a vivere bene tanto quanto potrebbe fare vivendo in comunità con i propri simili.

Non solo: neanche la virtù è realizzabile al di fuori della vita associata, perché è solo grazie all'educazione e alla disciplina imposta dalle leggi che l'essere umano raggiunge la virtù.

Fa parte della natura dell'uomo vivere in quella forma di organizzazione sociale e politica nota come “polis”, vale a dire le tipiche città-stato diffuse nell'antica Grecia, ed è solo all'interno della polis che l'essere umano riesce ad esprimere pienamente la propria natura.

Fisica e cosmologia secondo Aristotele.


Introduzione

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


La scienza di Aristotele dominò pressoché indisturbata fino ai tempi di Galileo. Su tutte, le teorie contenute nei libri intitolati Fisica e De Coelo furono le più influenti.

Eppure non una sola frase di quei testi può essere considerata valida alla luce delle moderne conoscenze scientifiche.

Tutto ciò rende il lavoro dello storico della filosofia davvero ingrato, ma non lo esime dal dover affrontare simili questioni.

Per Platone la scienza non può che essere una scienza di pura ragione; il mondo sensibile, infatti, è illusione ed i sensi mediante i quali gli esseri umani ne fanno esperienza sono inaffidabili ed ingannatori.

La vera realtà è al di là del mondo sensibile, e la conoscenza a proposito di quest'ultimo è solo probabile, mai certa.

Conoscere è ricordare; l'anima degli uomini, caduta sulla terra, dimentica ciò che sa a proposito del vero mondo, ma grazie alla filosofia può recuperare qualche ricordo.

Aristotele è di tutt'altro parere.

La logica aristotelica.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Soltanto due individui tra quelli che hanno messo piede sul pianeta Terra possono contendersi a pieno titolo il premio di più grande logico di tutti i tempi.

Uno di essi è il filosofo Aristotele, vissuto più di 2.000 anni fa; l'altro è il matematico austriaco Kurt Gödel, vissuto nel Novecento.

Chi dei due debba meritarsi il primo posto sul podio è difficile a dirsi; personalmente, se fossi costretto a scegliere, incoronerei Gödel, per la bellezza e la profondità dei suoi risultati.

D'altro canto fu Aristotele che gettò le basi della logica classica, fondandola come una disciplina a se stante che egli chiamava “analitica”, e che per primo sviluppò la teoria del sillogismo.

Gödel, invece, segnò la fine di una grande avventura. È principalmente noto per i sui teoremi d'incompletezza e per essere morto d'inedia nella convinzione che qualcuno stesse cercando di avvelenarlo.

giovedì 2 giugno 2016

La concezione di Dio secondo Aristotele.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Conoscere l'impianto metafisico di Aristotele è di fondamentale importanza per comprendere la sua teologia. 

In realtà, “teologia” è proprio il termine che egli utilizzò per indicare uno dei suoi libri che furono successivamente inseriti nella raccolta a noi nota come Metafisica.

Secondo la concezione filosofica aristotelica tutto l'universo è popolato da sostanze. C'è la materia e ci sono le forme, ma entrambe sono immanenti al mondo sensibile. 

Lo stanza è in qualche misura unione di forma e materia, come lo è una statua di marmo. La materia è forma in potenza, così come un blocco grezzo di marmo può diventare una statua.

La forma è materia in atto, similmente a quando lo scultore ha terminato la sua opera e, conferendo forma alla materia, l'ha resa “reale” nella sua compiutezza.

L'universo appare così un universo dinamico di cui si deve spiegare il movimento. Aristotele lo fa ricorrendo alle “cause”. 

C'è la materia, o meglio, il sostrato senza il quale una cosa non potrebbe esistere (causa materiale), ma vi è anche l'essenza, cioè la sostanza definitoria di un oggetto, composta da quell'insieme di caratteristiche a cui non si può rinunciare per definire un oggetto, perché altrimenti non sarebbe più se stesso (causa formale) 

Ci sono degli agenti che determinano operativamente il mutamento, come lo scultore con il suo picchiare lo scalpello sul marmo (causa efficiente), e soprattutto vi è lo scopo per cui una certa determinazione della realtà esiste, che simboleggia l'intenzionalità (causa finale).

Dopo questo breve riepilogo, possiamo iniziare ad addentrarci nell'ambito della teologia aristotelica vera e propria.

La concezione dell'anima secondo Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Le questioni inerenti l'anima, tanto care agli Orfici e a Platone, furono immancabilmente affrontate anche da Aristotele, ma la complessità della dottrina aristotelica favorì la nascita di controversie e fraintendimenti.

Se questa contemplasse l'immortalità dell'anima oppure no, è una delle questioni che ha dato luogo a lunghi dibattiti tra i commentatori medioevali e moderni.

La mutevolezza e l'incertezza del pensiero e degli scritti Aristotelici inerenti l'anima di certo non furono di grande aiuto per risolvere la disputa. 

Dagli scritti della fase giovanile, sembrerebbe emergere una sostanziale adesione al platonismo, tanto che Aristotele nell'Eudemo paragona il legame dell'anima con il corpo alla celebre tortura etrusca che prevedeva di unire saldamente un uomo vivo al cadavere d'un altro.

D'altro canto, una volta raggiunta la maturità di pensiero, Aristotele migra su posizioni del tutto antitetiche: anima e corpo non sono più estranei puniti con un'unione forzosa e innaturale, ma parti fondamentali e complementari di ciò che è vivente, la cui sinergia vivifica e rende possibile la vita. 

Aristotele afferma che «L'anima è inseparabile dal corpo» e che, a quanto pare, non possa sopravvivere senza di esso.

Poi, però, apre uno spiraglio interpretativo, aggiungendo che non è detto che quanto appena sostenuto avvenga per tutta l'anima ma che di certo accade per alcune delle sue parti.

Cerchiamo quindi, nei limiti del possibile, di fare un po' di chiarezza, concentrandoci principalmente sulla concezione sviluppata nella fase matura del pensiero di Aristotele.

mercoledì 1 giugno 2016

La metafisica di Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Il termine metafisica ha un'origine assai curiosa. Dopo la morte di Aristotele i suoi scritti acromatici, quelli più tecnici, destinati ai membri della sua scuola, andarono perduti.

E così la fama del filosofo crebbe grazie ai dialoghi divulgativi che egli aveva composto per il pubblico dei “non addetti ai lavori”.

Qualche secolo più tardi, però, gli scritti tecnici di Aristotele furono ritrovati in una cantina nella città di Scepsi.

Pare che Teofrasto, che li aveva ricevuti in eredità dallo stesso Aristotele, li avesse a sua volta lasciati ad un certo Neleo che avrebbe provveduto a nasconderli. 

Una volta rivenuti, finirono nelle mani di Andronico di Rodi, un editore, che li organizzò in modo sistematico e provvedette alla loro pubblicazione, che avvenne verso la metà del primo secolo precedente la presunta nascita del celebre personaggio mitologico di nome Gesù.

La vita di Aristotele: l'erede diseredato.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra i più noti e influenti discepoli di Platone, tanto da esser considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, possiamo annoverare un certo Aristotele. 

Filosofo, biologo, nonché fondatore della logica, si contraddistinse per l'innovazione, la vastità e l'influenza del suo pensiero.

Fu uno scrittore davvero prolifico. Chi si è divertito a contare la lunghezza complessiva delle sue opere afferma che ammontino, per la precisione, a 445.270 righe.

Aristotele nacque a Stagira (-384, -322), una piccola cittadina della penisola Calcidica situata nel nord della Grecia. Il padre, Nicomeo, era medico e amico di Amita III, re dei macedoni.